Porto Nogaro, la porta sul mare dell’industria friulana

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Il primo approdo della CL Nogaro riporta l’attenzione su uno scalo che movimenta circa un milione di tonnellate di merci all’anno. Piccolo rispetto ai grandi porti dell’Alto Adriatico, ma strategico per il sistema produttivo friulano. E con una partita decisiva ancora aperta: quella dei fondali.

Il nome di Porto Nogaro viaggerà sulle rotte commerciali internazionali. La compagnia Conti Carwil ha infatti battezzato CL Nogaro una delle proprie navi mercantili, varata nei Paesi Bassi nel 2024, rendendo omaggio allo scalo di San Giorgio di Nogaro e al Friuli.

Il primo approdo della nave è stato celebrato nei giorni scorsi alla presenza degli operatori del settore e delle istituzioni, tra cui il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin.

Ma al di là dell’aspetto simbolico, l’arrivo della CL Nogaro offre l’occasione per tornare a parlare del ruolo di un’infrastruttura che raramente conquista le prime pagine, ma che rappresenta uno dei collegamenti diretti tra il sistema industriale friulano e il mare.

Un porto piccolo, ma inserito nel cuore industriale del Friuli

Porto Nogaro non può essere confrontato, per dimensioni e volumi, con Trieste. E neppure con Monfalcone.

La sua funzione è differente.

È un porto fluviale di interesse regionale collegato all’Adriatico attraverso il sistema lagunare e i canali dell’Aussa-Corno. Lo scalo comprende Porto Vecchio e Porto Margreth e dispone di circa 36 ettari di piazzali portuali infrastrutturati, raccordo ferroviario, magazzini e aree di stoccaggio.

La sua vera peculiarità è però geografica ed economica: Porto Nogaro si trova direttamente all’interno dell’area industriale dell’Aussa-Corno e costituisce quindi uno sbocco marittimo naturale per una parte importante dell’industria friulana.

Legno, prodotti siderurgici, materie prime e merci destinate all’esportazione possono raggiungere direttamente il mare senza dover necessariamente transitare attraverso gli scali maggiori.

Ed è proprio questa specializzazione a determinarne il valore.

Quasi un milione di tonnellate di merci

I numeri consentono di comprendere meglio le dimensioni dello scalo.

Nel 2024 Porto Nogaro ha movimentato 952.167 tonnellate di merci, contro 1.019.525 tonnellate dell’anno precedente, registrando quindi una contrazione del 6,6%.

Numeri incomparabili con i quasi 60 milioni di tonnellate di Trieste o con i 3,6 milioni di Monfalcone, ma tutt’altro che marginali se rapportati alla funzione territoriale dello scalo.

Porto Nogaro non deve diventare una piccola Trieste.

La sua funzione può essere piuttosto quella di un porto industriale specializzato, strettamente integrato con il sistema produttivo della pianura friulana e con le infrastrutture ferroviarie e stradali regionali.

La nuova viabilità di accesso a Porto Margreth, inaugurata nel 2025 dopo un investimento di circa tre milioni di euro, va esattamente in questa direzione: separazione dei flussi, maggiore sicurezza per i mezzi pesanti e migliore collegamento tra porto e retroporto.

La questione decisiva resta sotto l’acqua

Esiste però un limite che accompagna Porto Nogaro praticamente da sempre.

I fondali.

Un porto può avere banchine, piazzali, raccordi ferroviari e imprese interessate a utilizzarlo, ma se le navi non possono entrare a pieno carico la competitività dello scalo viene inevitabilmente compromessa.

Per questo la questione dei dragaggi non rappresenta un problema tecnico secondario, ma probabilmente la principale questione strategica per il futuro di Porto Nogaro.

Negli ultimi anni la Regione ha stanziato risorse consistenti per ripristinare la navigabilità dei canali di accesso e riportare i fondali alle quote necessarie. Gli interventi avviati nel 2025 puntano al ripristino della quota di 7,5 metri.

È una differenza apparentemente di pochi metri, ma economicamente enorme: maggiore pescaggio significa possibilità di utilizzare navi più grandi, aumentare il carico trasportato per singolo viaggio e quindi ridurre il costo unitario del trasporto marittimo.

In altre parole, significa rendere Porto Nogaro più competitivo.

Anche la transizione energetica passa dalle banchine

Nel frattempo lo scalo sta cambiando anche sotto un altro profilo.

Nel febbraio 2026 è stato inaugurato a Porto Margreth il nuovo sistema di cold ironing, che permette alle navi ormeggiate di spegnere i motori e utilizzare l’energia elettrica fornita direttamente dalla banchina.

L’intervento vale complessivamente circa 7,8 milioni di euro e comprende anche una significativa produzione fotovoltaica sulle strutture portuali.

Un investimento particolarmente interessante proprio in un’area nella quale devono necessariamente convivere industria, porto e uno degli ecosistemi lagunari più delicati dell’Alto Adriatico.

La sfida di Porto Nogaro sarà infatti anche questa: dimostrare che sviluppo dell’attività portuale e tutela della laguna non devono necessariamente essere obiettivi contrapposti.

Una porta friulana sull’Adriatico

La CL Nogaro porterà dunque il nome dello scalo friulano nei porti nei quali farà approdo.

Ma dietro il valore simbolico della scelta dell’armatore esiste una questione molto più concreta.

Il Friuli possiede una propria porta industriale sul mare.

Non avrà mai le dimensioni di Trieste e non avrebbe senso immaginare di trasformarla in qualcosa che non è. Può invece diventare più efficiente nella funzione che già svolge: collegare direttamente il cuore produttivo friulano alle rotte commerciali internazionali.

Per riuscirci servono infrastrutture, collegamenti ferroviari e stradali efficienti, continuità negli investimenti e soprattutto una soluzione stabile al problema dei fondali.

Perché per Porto Nogaro la vera sfida non è diventare un grande porto.

È riuscire a sfruttare fino in fondo il vantaggio di essere il porto dell’industria friulana.

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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