
I Farmacisti indipendenti cattolici: “meno algoritmi più rapporto umano tra medico e paziente”
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Riceviamo e pubblichiamo un appello dei Farmacisti Indipendenti Cattolici:
“Cari Medici,
Quando avete smesso di chinare davvero il capo sul letto di un paziente,
di ascoltare il respiro, di fiutare l’ombra di un sintomo prima ancora
che comparisse? Quando avete lasciato che il palpito vivo della clinica
venisse sostituito dal fruscio sterile dei protocolli?
Forse vi siete convinti che obbedire alle linee guida fosse una forma di
protezione. Che bastasse nascondersi dietro una firma, una tabella, una
nota ministeriale per sentirvi al riparo. Ma non vi siete accorti della
trappola: più vi standardizzate, più diventate sostituibili.
La ripetizione meccanica, quella che oggi vi sembra prudente, è
esattamente ciò che permette a una macchina di fare quello che fate voi.
E nessuno ve lo ha mai detto. Perché è così che si spegne una
professione: non con uno scontro, ma con una lenta abdicazione.
Un giorno rinunciate a un giudizio clinico, il giorno dopo a un dubbio,
poi a un ascolto… e senza accorgene diventate terminali umani di un
protocollo che chiunque – o qualunque cosa – può eseguire.
E mentre voi recitate la liturgia dei fogli prestampati, altrove
algoritmi si addestrano. Non dormono, non esitano, non hanno paura. E
presto, quando i pazienti scopriranno che un software sbaglia meno di
chi non li ascolta più, a chi crederanno? A voi, o a ciò che avete
lasciato prendere il vostro posto?
La memoria delle persone è fatta di carne, non di carta. Ricordano le
porte chiuse, i «torni domani», i «non rientra nel protocollo».
Ricordano l’aspirina e la vigile attesa offerte come un mantra, mentre
il loro corpo implorava qualcosa di diverso.
Nella migliore delle ipotesi quelle linee guida non servivano a nulla.
Nella peggiore hanno strappato via vite che potevano essere salvate.
E allora chiedetevelo, nel silenzio di una sera di reparto: cosa rimane
della vostra arte, se non siete più artigiani della cura ma ingranaggi
di un meccanismo che vi divora? Cosa rimane del vostro sapere, se ogni
gesto è schiacciato da una direttiva impersonale che non conosce il
paziente, la sua storia, il suo destino?
Verrà un momento – e forse è già qui, perché la sostituzione non è
un’ipotesi futura ma un processo in corso – in cui qualcuno dirà con
assoluta naturalezza: «Per certe procedure basta un sistema digitale». E
la cosa più inquietante è che vi sembrerà persino sensata, dopo anni
trascorsi a imitare ciò che una macchina può ormai replicare meglio, più
in fretta e senza esitazioni.
Eppure, ricordate questo: un algoritmo può suggerire, ma non può
comprendere. Può analizzare, ma non può intuire. Può prevedere, ma non
può guardare negli occhi un essere umano e coglierne il tremore. I
pazienti non cercano un “esecutore”. Cercano un essere umano che si
prenda il rischio della cura, che usi il cervello, il cuore, la
responsabilità.
*Due considerazioni importanti:*
1. La medicina non è solo una scienza, ma anche un’arte. La cura dei
pazienti richiede una comprensione profonda della loro storia, del loro
contesto e delle loro esigenze individuali. La standardizzazione e la
meccanizzazione della medicina possono portare a una perdita di questa
comprensione e a una diminuzione della qualità della cura.
2. La tecnologia può essere un strumento utile nella medicina, ma non
può sostituire la relazione umana tra medico e paziente. La
comunicazione, l’empatia e la comprensione sono essenziali per la cura
dei pazienti e non possono essere replicate da un algoritmo o da un
sistema digitale.
*Una considerazione aggiuntiva:*
Un software non potrà mai sostituire l’intelligenza umana poiché il
software può soltanto agire in funzione di ciò che è stato introdotto e
visibile sulle varie piattaforme digitali manomesse da chi le ha formate
ma non di certo avrà la capacità di toccare sentire annusare capire e
cambiare al momento giusto il proprio indirizzo imposto per un fine più
alto dell’uomo ossia la salute e la vita.
*Documentazione:*
– Uno studio recente ha dimostrato che la standardizzazione della
medicina può portare a una diminuzione della qualità della cura e a un
aumento degli errori medici. (Fonte: Journal of the American Medical
Association, 2022)
– Un altro studio ha evidenziato l’importanza della relazione umana tra
medico e paziente nella cura dei pazienti con malattie croniche. (Fonte:
New England Journal of Medicine, 2020)
*Conclusione:*
La domanda vera è una sola: voi volete ancora essere quel medico? Perché
se rinunciate voi, nessuno potrà farlo al vostro posto. La medicina è
una professione che richiede coraggio, compassione e dedizione. Non
lasciate che la standardizzazione e la meccanizzazione vi privino di
queste qualità fondamentali.
Dr. Stival
Farmacisti Indipendenti Cattolici


