Il filo che collega il Colle di Udine con l’India dei Veda e i miti greci

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Nel nuovo saggio di Piero Favero, L’India dei Veda e i miti greci, leggiamo: “I dati geoarcheologici ed etnografici dimostrano che il colle di Udine è un tumulo antropico eretto dall’uomo tra il 1400 e il 1150 a.C., la cui memoria ancestrale fu trasformata nella leggenda popolare della sua costruzione da parte del re degli Unni, Attila. Con un’altezza di 30 metri e un volume di oltre 400.000 m³, è il tumulo preistorico più grande d’Europa”. Il colle artificiale di Udine resta dunque un rilievo antropico eccezionale e isolato, che non ha paragone con i terrapieni terramaricoli localizzati nella Pianura Padana e nemmeno con i vicini castellieri, le cui superfici variano tra 1,5 e 6 ettari: di gran lunga superati dall’insediamento di Udine, che copre un’area di oltre 20 ettari.

Se ancora non si è riusciti a inquadrare la funzione e la genesi del tumulo antropico udinese, tuttavia è noto che in quell’epoca in Europa centrale, tra 1600 e 1200 a.C., dominava l’orizzonte archeologico la cosiddetta Cultura dei Tumuli. I tumuli sono monticelli di terra (o talvolta di pietre) costruiti sopra la tomba di un defunto e, in un certo senso, ricordano i kurgan tipici degli Indoeuropei delle steppe. In accordo con la tesi dello storico Robert Drews, Piero Favero collega il 1600 a.C. all’arrivo degli Indoeuropei provenienti dalle steppe del Kazakistan, forti della loro superiorità militare grazie all’invenzione del carro da guerra. Una parte di loro scese nell’India del Nord, dove diede vita alla cultura incentrata sui Veda, i più antichi testi indiani. Questa comune origine ancestrale spiega perché mitologia vedica e greca (e anche romana) siano così simili tra loro. Affinità che non si esauriscono qui, ma proseguono a tappe come similitudine tra Upanishad e filosofia platonica, tra la filosofia Vedanta e quella di Plotino, che visse a Roma.

Arricchito da numerose mappe e illustrazioni a colori, il libro è un meraviglioso viaggio attraverso i millenni e lungo sconfinate distese di praterie e pascoli: la meta è riscoprire le radici profonde e condivise della civiltà europea, invitandoci a guardare alla nostra storia con una prospettiva più ampia e interconnessa. Un percorso che, partendo da un misterioso colle friulano, arriva a contemplare le fondamenta del nostro pensiero e della nostra lingua.

(in foto l’autore Piero Favero)

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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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