
Un pensionato straniero su due in Italia è a carico dell’assistenza pubblica
Condividi su:
C’è un numero, contenuto nelle statistiche ufficiali dell’INPS relative al 2024, che merita di essere guardato con attenzione: 194.986 cittadini stranieri risultano titolari esclusivamente di pensioni assistenziali.
Non si tratta di pensioni maturate sulla base della normale contribuzione previdenziale. La stessa classificazione dell’INPS distingue infatti nettamente i «titolari di sole pensioni assistenziali» dai «titolari di sole pensioni IVS», cioè invalidità previdenziale, vecchiaia e superstiti.
Dei 194.986 stranieri che appartengono alla prima categoria, 150.010 sono cittadini non comunitari e 44.976 cittadini comunitari. Quasi il 77 per cento, dunque, proviene da Paesi esterni all’Unione europea.
Ma c’è un altro dato significativo: l’importo medio annuo delle prestazioni percepite da questi pensionati stranieri è pari a 7.398,01 euro. Per i cittadini non comunitari la media è di 7.273,09 euro, mentre per quelli comunitari sale a 7.814,66 euro.
Una semplice moltiplicazione tra numero dei beneficiari e importo medio porta a un valore complessivo di circa 1,44 miliardi di euro l’anno.
È necessario precisare cosa significa questo numero. Non significa che tutti i 194.986 stranieri percepiscano l’assegno sociale, né che nessuno di loro abbia mai versato un contributo durante la propria vita lavorativa. Significa una cosa più precisa: secondo la classificazione INPS, la loro posizione pensionistica è costituita esclusivamente da prestazioni di natura assistenziale e non da pensioni IVS.
Tra le prestazioni assistenziali rientra anche l’assegno sociale, la prestazione economica destinata alle persone che si trovano in condizioni economiche disagiate e possiedono i requisiti previsti dalla legge.
Nel 2024 l’assegno sociale ammontava, nella misura piena, a 534,41 euro al mese per tredici mensilità, pari a 6.947,33 euro annui. A differenza della pensione di vecchiaia ordinaria, il diritto all’assegno sociale non deriva dall’ammontare dei contributi previdenziali accumulati, ma dal possesso dei requisiti anagrafici, economici e di residenza stabiliti dalla normativa.
La prestazione può essere riconosciuta anche agli stranieri. Per accedervi occorrono 67 anni di età, stato di bisogno economico, residenza effettiva in Italia e almeno dieci anni di soggiorno legale e continuativo nel Paese. Per i cittadini extracomunitari è inoltre richiesto il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
Il dato dei 194.986 va quindi letto per quello che effettivamente dice, senza bisogno di forzarlo: quasi 195 mila stranieri presenti negli archivi pensionistici dell’INPS percepiscono esclusivamente trattamenti assistenziali.
Il fenomeno assume un peso ancora più evidente osservando la composizione dell’intera popolazione pensionata straniera. Nel 2024 l’INPS censisce 378.645 pensionati stranieri complessivi. I 194.986 titolari di sole pensioni assistenziali rappresentano quindi circa il 51,5 per cento di tutti i pensionati stranieri registrati dall’Istituto.
In altre parole, più di un pensionato straniero su due censito dall’INPS appartiene alla categoria di chi percepisce esclusivamente pensioni assistenziali.
Ed è forse questo, più ancora del miliardo e 400 milioni di euro che si ricava dagli importi medi, il numero sul quale dovrebbe concentrarsi una discussione seria: quale peso debba avere l’assistenza all’interno del sistema pensionistico e di welfare italiano e quali debbano essere, nel lungo periodo, le condizioni per accedervi.
Sono domande politiche sulle quali ciascuno può avere opinioni diverse. Ma il punto di partenza dovrebbe essere almeno comune.
E questa volta non si tratta di una stima o di una proiezione: sono i numeri dell’INPS.


