La giornalista Irene Giurovich indagata per possesso di uno spray al peperoncino

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È indagata dalla Procura di Udine per il possesso di uno spray al peperoncino che sulla confezione riporta chiaramente la dicitura “legittima difesa” e la classificazione “spray anti-aggressione al peperoncino, strumento di autodifesa non classificabile come arma”.

Per denunciare quella che definisce una situazione “paradossale”, che coinvolgerebbe anche altri cittadini della provincia, la giornalista Irene Giurovich ha deciso di protestare pubblicamente. Si è incatenata davanti alla Procura di Udine con un cartello inequivocabile: “Legittima difesa. Lo spray al peperoncino non è un’arma”, chiedendo l’intervento immediato del Procuratore capo.

Giurovich racconta che tutto è iniziato a maggio dello scorso anno, quando le forze dell’ordine si sono presentate nella sua abitazione per effettuare una perquisizione. In quell’occasione le è stato sequestrato uno spray acquistato online, che – secondo quanto riferisce – riportava tutte le certificazioni necessarie. Sulla bomboletta, infatti, era indicato esplicitamente che si trattava di un prodotto destinato all’autodifesa e non classificabile come arma.

Un prodotto in libera vendita

La giornalista sottolinea quella che ritiene una evidente incongruenza. Lo stesso spray, infatti, sarebbe ancora facilmente reperibile in commercio, anche nella stessa città di Udine. Il prodotto è venduto da tempo in negozi militari, farmacie e grandi catene di distribuzione, sia fisiche sia online.

Sulla vicenda interviene anche l’avvocato Andrea Castiglione, che evidenzia come il cittadino debba poter fare affidamento sulle indicazioni riportate sul prodotto acquistato. Secondo il legale, non si può pretendere che un acquirente disponga delle competenze tecniche o della strumentazione necessaria per effettuare verifiche chimiche o strutturali sul contenuto di una bomboletta. Con tono provocatorio, Giurovich si chiede se, a questo punto, ai cittadini non venga implicitamente richiesto di “allestire il laboratorio del piccolo chimico”.

Le perplessità sulla perizia

Ulteriori dubbi riguardano la perizia disposta dalla Procura. Secondo la difesa, l’accertamento sarebbe stato effettuato senza contraddittorio e senza indicare con precisione né la metodologia di analisi né i criteri utilizzati per valutare la presunta infiammabilità della sostanza contenuta nello spray.

Castiglione sottolinea inoltre che la manipolazione e l’utilizzo del prodotto possono alterarne in modo irreversibile composizione e caratteristiche. Proprio per questo, trattandosi di un accertamento non ripetibile, a suo avviso avrebbero dovuto essere rispettate specifiche procedure previste dal codice penale.

Il tema della sicurezza personale

Per la giornalista la questione ha una portata più ampia. Lo spray al peperoncino, afferma, rappresenta uno strumento che in molti casi ha contribuito a prevenire aggressioni e violenze.

“Mi domando – conclude – per quale motivo si voglia ostacolare il diritto alla legittima difesa”.

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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