
Crisi energetica e guerra in Iran. Federterziario: “il governo non lasci sole le PMI”
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“Le micro e piccole imprese italiane non possono diventare le vittime collaterali di una crisi geopolitica globale. Senza un intervento immediato, organico e strutturale del Governo, il rischio concreto è quello di una desertificazione produttiva diffusa che può produrre impatti significativi su occupazione, investimenti e tenuta dei territori”. È quanto dichiara il Segretario Generale di Federterziario, Alessandro Franco, commentando gli effetti del nuovo shock energetico legato al conflitto in Iran che oramai sta coinvolgendo tutto il Medio Oriente.
Secondo il Rapporto di previsione di marzo 2026 di Prometeia, lo scenario economico internazionale è segnato da un rallentamento generalizzato. La crescita globale perde slancio e l’Italia vede ridursi le proprie prospettive: il PIL per il 2026 scende allo 0,4% rispetto allo 0,7% previsto in precedenza, mentre l’inflazione si avvicina al 3%, erodendo il potere d’acquisto e comprimendo i margini delle imprese. L’aumento dei costi energetici, aggravato dalle tensioni nello stretto di Hormuz, si inserisce in una fase già fragile, con consumi deboli e condizioni finanziarie sempre più rigide.
“Questi numeri confermano ciò che le nostre imprese stanno già vivendo ogni giorno”, prosegue Franco. “Siamo di fronte a una crescita quasi azzerata, con costi in aumento e margini sempre più ridotti: una vera e propria tempesta perfetta che colpisce soprattutto le realtà più piccole, prive della capacità di assorbire nuovi shock o di trasferire i rincari sui prezzi finali, il che determina conseguenze dirette sulla sostenibilità dei modelli di business, sulla pianificazione degli investimenti e sulla capacità di mantenere adeguati livelli di competitività sui mercati nazionali e internazionali”.
A confermare la gravità della situazione sono anche le stime della Cgia di Mestre: i rincari energetici legati alla crisi in Medio Oriente potrebbero valere nel 2026 circa 15,2 miliardi di euro per famiglie e imprese italiane, di cui 9,8 miliardi a carico del sistema produttivo. Ad appena un mese dall’inizio del conflitto il prezzo del gas risulta aumentato di 26 euro per MWh (+81%), mentre quello dell’energia elettrica è salito di 41 euro per MWh (+38%), con ricadute particolarmente significative nelle principali regioni manifatturiere del Paese.
“Parliamo di livelli di costo non sostenibili per migliaia di micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema economico nazionale”, sottolinea Franco. “Questi aumenti rischiano di trasformarsi rapidamente in riduzione della produzione, rinvio degli investimenti, perdita di competitività e, nei casi più critici, chiusure aziendali e posti di lavoro a rischio, soprattutto nei settori energivori e nei servizi”.
“Apprezziamo l’intervento del Governo sulla riduzione delle accise, che rappresenta un segnale di attenzione verso imprese e famiglie. Tuttavia, trattandosi di una misura temporanea, il rischio è che produca effetti limitati e di breve periodo, senza offrire alle imprese quella stabilità di cui hanno oggi urgente bisogno. In un contesto segnato da forte volatilità dei costi energetici, servono misure strutturali e prevedibili” sottolinea Franco “Allo stesso tempo, il ridimensionamento del piano Transizione 5.0, con la riduzione del credito d’imposta al 35%, rappresenta un segnale critico: si indebolisce uno strumento fondamentale per sostenere gli investimenti in innovazione ed efficienza energetica proprio nel momento in cui sarebbe necessario rafforzarlo. Transizione 5.0 è una leva strategica per accompagnare le imprese nei processi di modernizzazione e di riduzione dei consumi energetici; limitarne la portata significa rallentare un percorso essenziale per la competitività del sistema produttivo”.
“Chiediamo al Governo un cambio di passo deciso e immediato” conclude il Segretario Generale “Servono interventi mirati e strutturali: sostegni concreti per le imprese più colpite, strumenti di accesso al credito più flessibili e una strategia energetica chiara che riduca la dipendenza dall’estero valorizzando al contempo lo sviluppo delle fonti rinnovabili e degli investimenti in produzione energetica sostenibile. Non è più il tempo delle misure tampone o dei rinvii: senza un’azione incisiva, migliaia di imprese rischiano di non superare questa nuova fase di crisi. E con loro, rischia di fermarsi una parte essenziale dell’economia italiana”.


