Il 31 maggio il Parco Moretti si trasformerà in un Souk arabo

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Udine è storicamente figlia della Serenissima. Le sue piazze, i palazzi, l’impianto urbano raccontano una città costruita su equilibrio, misura e continuità. Un ordine che ha radici precise e che nulla ha mai avuto a che fare con l’immaginario – né con le dinamiche culturali – del mondo arabo.

Eppure, nel 2026, succede questo.

Il 31 maggio arriverà al Parco Moretti un “Mercatino tradizionale arabo”: una cinquantina di stand, artigianato, gastronomia tipica, musicisti itineranti. In sostanza, un piccolo souk temporaneo nel cuore della città.


Un cortocircuito urbano

Il tema non è il confronto tra culture, che in sé è fisiologico nelle città contemporanee. Il punto è la coerenza.

Udine non è una città caratterizzata da una forte mescolanza culturale in senso mediterraneo, né ha mai sviluppato un legame storico significativo con il mondo arabo. Il suo asse culturale è sempre stato chiaro: Venezia prima, Europa centrale poi. Non il Maghreb, non il Medio Oriente.

Per questo l’effetto è inevitabilmente straniante: un tessuto urbano ordinato, coerente con la propria storia, che improvvisamente ospita un evento completamente scollegato da quella tradizione.


La deroga che dice molto

C’è poi un dettaglio tutt’altro che secondario. Per permettere l’evento, il Comune ha dovuto derogare al divieto di commercio itinerante previsto dai regolamenti cittadini.

Non è solo burocrazia. È un segnale politico-amministrativo: quando si vuole fare una certa operazione, le regole possono essere piegate. Temporaneamente, certo. Ma comunque piegate.

E questo contribuisce a rafforzare l’idea che non si tratti semplicemente di “animare un parco”.


Una scelta tutt’altro che neutra

Si parla di “incontro e scambio culturale”, una formula ormai standard nel linguaggio amministrativo. Ma le scelte, soprattutto quelle simboliche, non sono mai neutre.

Questo tipo di iniziative si inserisce in una linea ben riconoscibile: quella di amministrazioni che puntano su eventi a forte connotazione multiculturale, capaci di trasmettere un’immagine inclusiva e di intercettare specifiche sensibilità presenti nel tessuto urbano.

È una strategia legittima, ma è anche una strategia politica. E come tale andrebbe letta.

Il rischio è che la “valorizzazione culturale” diventi una categoria elastica, utilizzata più per costruire narrazione e consenso che per rafforzare l’identità del territorio.


Il paradosso udinese

E così si arriva a un curioso cortocircuito:

  • una città con radici veneziane solide
  • un impianto urbano ordinato e coerente
  • nessun legame storico con il mondo arabo

che però sceglie di rappresentarsi, almeno per un giorno, attraverso un immaginario completamente altro.

Senza apparenti tensioni o dibattiti.


Conclusione

Forse non è Udine a cambiare davvero. Forse è il modo in cui viene amministrata e raccontata.

Resta però una domanda, difficile da ignorare:
una città che smette di partire dalla propria storia per costruire la propria offerta culturale, cosa sta realmente promuovendo?

Nel frattempo, tra un porticato veneziano e i prati di Parco Moretti, per un giorno arriverà il souk. E Udine continuerà a muoversi in equilibrio – non sempre lineare – tra identità, rappresentazione e scelte politiche.

VEDI DELIBERA

delibera mercatino arabo

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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