In Bulgaria vince le elezioni un generale filo russo. Sinistra al tramonto in quasi tutta l’Europa

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Le elezioni parlamentari in Bulgaria hanno segnato una svolta politica rilevante, con la netta affermazione di Rumen Radev e del suo nuovo partito, Bulgaria Progressista. La formazione socialdemocratica fondata dall’ex presidente ha ottenuto circa il 45 per cento dei voti, un risultato ben superiore alle aspettative dei sondaggi pre-elettorali, che lo collocavano attorno al 30 per cento.

A grande distanza si sono piazzati gli altri partiti: Continuiamo il cambiamento ha raccolto poco meno del 13 per cento, mentre GERB, guidato da Bojko Borisov, si è fermato poco sopra quella soglia.

Radev, 62 anni, aveva lasciato la presidenza a metà gennaio per candidarsi, in una scelta inusuale per un ruolo tradizionalmente cerimoniale. Negli anni di instabilità politica, però, aveva già ampliato significativamente la propria influenza istituzionale. Il suo nuovo partito aggrega figure provenienti dalla sua presidenza, ex dirigenti socialisti e ambienti militari, riflettendo anche il suo passato da generale dell’aeronautica.

Sul piano internazionale, Radev è stato spesso associato a posizioni più concilianti verso Mosca e critiche verso alcune scelte occidentali, come dimostrano le tensioni con Volodymyr Zelensky e le riserve espresse sugli accordi militari con Kiev. Tuttavia, in campagna elettorale ha evitato temi geopolitici, concentrandosi su corruzione e rinnovamento politico.

Il dato politico più significativo, però, supera i confini bulgari. A Bruxelles, dove pochi giorni fa si era guardato con favore alla sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, il risultato bulgaro impone ora una lettura più complessa. In Ungheria, infatti, pur con l’uscita di scena di Orbán, si è comunque affermato un nuovo premier di orientamento conservatore: un cambio di leadership, ma non di direzione politica.

La vittoria di Radev si inserisce così in una tendenza più ampia che diversi analisti leggono come un arretramento delle forze progressiste tradizionali nel continente. In Polonia il confronto politico resta saldamente interno all’area conservatrice e nazionalista, con il governo e la presidenza espressione di forze ideologicamente affini. In Germania, i principali consensi si concentrano su Unione Cristiano-Democratica e Alternativa per la Germania, entrambe forze distanti dalla tradizione socialdemocratica classica. In Francia, il Rassemblement National si è imposto come primo partito, consolidando una dinamica simile.

In questo quadro, la Bulgaria rappresenta un ulteriore tassello: la vittoria di un leader spesso definito euroscettico e incline a posizioni più autonome rispetto alla linea dominante dell’Unione rafforza la percezione di un riequilibrio politico continentale. Più che una semplice alternanza, sembra emergere una ridefinizione strutturale degli equilibri, in cui la tradizionale centralità della sinistra europeista appare in progressivo ridimensionamento.

Resta però da verificare quanto queste tendenze si tradurranno in politiche concrete. Radev, pur forte del consenso elettorale, ha mantenuto finora un profilo programmatico vago. La direzione che prenderà il suo governo sarà decisiva non solo per la Bulgaria, ma anche per comprendere se questo ciclo politico europeo rappresenti una fase transitoria o un cambiamento più profondo e duraturo.

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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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