
Milano. Passante italiano accoltellato venti volte da giovane gambiano. E’ in fin di vita
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Un italiano di 55 anni lotta tra la vita e la morte dopo essere stato accoltellato in via Capecelatro, a Milano. Il presunto autore dell’aggressione, un giovane gambiano di 22 anni (che ha acquisito la cittadinanza italiana), è stato fermato sul posto grazie all’intervento di alcuni passanti e della polizia. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, i due non si conoscevano e, almeno allo stato attuale, non sarebbe emerso alcun movente che possa spiegare una violenza tanto feroce.
Sono proprio queste le notizie che lasciano più inquieti.
Non soltanto per la brutalità dell’aggressione, ma perché sembrano sottrarsi a qualsiasi logica. Se un delitto nasce da una rapina, da una lite o da una vendetta, la sua gravità non diminuisce, ma la mente riesce comunque a collocarlo in una dinamica precisa. Quando, invece, un uomo viene colpito alle spalle mentre sta semplicemente camminando per strada e non emerge alcuna ragione apparente, la sensazione cambia radicalmente.
La domanda che nasce spontanea è tanto semplice quanto angosciante: perché?
Ed è proprio l’assenza di una risposta, almeno per ora, a rendere questa vicenda diversa da tante altre. Perché se davvero la vittima è stata scelta senza un motivo, allora viene meno quella convinzione che ci accompagna ogni giorno, secondo cui certi fatti riguardano sempre qualcun altro, coinvolto in circostanze eccezionali. Un’aggressione apparentemente casuale rompe questa illusione e ci costringe a confrontarci con un’idea difficile da accettare: che chiunque potrebbe trovarsi, nel momento sbagliato, nel posto sbagliato.
Naturalmente sarebbe irresponsabile trarre conclusioni affrettate. Le indagini sono ancora nelle fasi iniziali e potrebbero far emergere elementi oggi sconosciuti. Sarà la magistratura a chiarire se dietro questo gesto vi sia un movente ancora da ricostruire, una condizione psichica particolare o altre circostanze che oggi non conosciamo.
Ma c’è un dato che nessun successivo sviluppo potrà cancellare: il profondo turbamento che un episodio come questo provoca nella collettività.
Le città vivono di normalità. Vivono di persone che escono di casa per andare al lavoro, fare la spesa, prendere un caffè o semplicemente passeggiare. Quando quella normalità viene spezzata da un’esplosione di violenza che appare improvvisa e immotivata, non viene ferita soltanto la vittima. Si incrina anche il rapporto di fiducia che ciascuno di noi ha con lo spazio pubblico.
La sicurezza, infatti, non è soltanto una questione di numeri o di statistiche. È anche una percezione. È la serenità con cui attraversiamo una strada, saliamo su un autobus o percorriamo il quartiere in cui viviamo. Ogni episodio che sembra sfuggire a qualsiasi spiegazione alimenta inevitabilmente un senso di vulnerabilità che va ben oltre il singolo fatto di cronaca.
È quindi auspicabile che le indagini riescano a ricostruire con precisione ciò che è realmente accaduto. Non per trovare una giustificazione, che non esiste davanti a una violenza di questo genere, ma per restituire ai fatti una spiegazione. Perché comprendere le cause significa anche mettere la società nelle condizioni di prevenire tragedie simili.
Fino a quel momento, resta l’immagine di un uomo aggredito mentre percorreva una strada di Milano e una domanda destinata ad accompagnare questa vicenda: come è possibile che una vita venga sconvolta in pochi istanti senza che, almeno apparentemente, vi sia un perché?


