
Nasce NOVAX: il dissenso prova a farsi partito
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Dalla battaglia contro gli obblighi vaccinali all’uscita da UE, NATO e OMS. Il nuovo movimento nato a giugno vuole presentarsi alle politiche del 2027 e alle comunali di Roma e Milano. Tra i fondatori nomi già conosciuti nell’area del dissenso.
Nel panorama politico italiano si è affacciato un nuovo soggetto che, a cominciare dal nome, ha deciso di non cercare eufemismi: NOVAX.
Il movimento è stato annunciato ufficialmente l’11 giugno scorso con l’intenzione dichiarata di partecipare alle elezioni politiche del 2027 e, prima ancora, alle amministrative di Roma e Milano. I promotori sono Cristina D’Onofrio, Riccardo Fortin, Nicola Franzoni, Luca Teodori ed Edoardo Polacco.
Il punto di partenza è quello che il nome lascia facilmente intuire: l’opposizione agli obblighi vaccinali e la rivendicazione della libertà di scelta in materia sanitaria. Ma fermarsi qui rischia ormai di fornire una rappresentazione incompleta del progetto.
Nei mesi successivi alla nascita, infatti, NOVAX ha pubblicato un programma politico articolato che va molto oltre la questione sanitaria e che prova a trasformare una delle principali fratture sociali emerse durante gli anni della pandemia in qualcosa di politicamente più ampio.
Non soltanto vaccini
Il programma contiene sette punti. Il primo è dedicato alla libertà sanitaria e prevede l’abolizione degli obblighi vaccinali. Alcune delle valutazioni scientifiche formulate dal movimento sui vaccini sono controverse e vanno considerate come posizioni dei promotori, non come dati scientifici acquisiti.
Ma già dal secondo punto si cambia completamente terreno.
NOVAX propone l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea e dall’euro, il ritorno alla lira e il ripristino di banche pubbliche con una funzione di sostegno all’economia nazionale. Propone inoltre l’uscita dalla NATO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e immagina per l’Italia una collocazione internazionale neutrale e non allineata.
Sul terreno economico il movimento non abbraccia il tradizionale liberismo della destra. Al contrario, sostiene un maggiore intervento dello Stato nei settori strategici, la riduzione del peso dei mercati internazionali nelle grandi imprese e forme di partecipazione dei lavoratori al capitale aziendale.
Sul proprio sito NOVAX afferma infatti di non riconoscersi né nel «neocapitalismo del libero mercato» né nel «neocomunismo della globalizzazione», proponendo un’economia alla quale venga attribuita una funzione sociale.
Completano il quadro politiche a sostegno della natalità e delle famiglie, contrasto all’immigrazione clandestina, agricoltura naturale, opposizione agli OGM, tutela ambientale e riduzione dell’uso dei farmaci. Anche in questo caso alcune affermazioni contenute nel programma — in particolare quelle relative alla cosiddetta geoingegneria climatica — rappresentano tesi politiche del movimento e non vanno confuse con conclusioni scientifiche generalmente accettate.
Ne emerge quindi un’identità difficilmente collocabile lungo il tradizionale asse destra-sinistra: sovranista sul piano nazionale e monetario, interventista in economia, contraria alle principali organizzazioni sovranazionali e fortemente caratterizzata sul tema delle libertà sanitarie.
Chi c’è dietro NOVAX
Diversi promotori non arrivano dal nulla.
Luca Teodori è stato tra i protagonisti del Movimento 3V – Vaccini Vogliamo Verità ed è successivamente confluito nell’esperienza elettorale di Vita. Nel 2024 è stato inoltre candidato alla presidenza dell’Emilia-Romagna con la lista Lealtà Coerenza Verità. Cristina D’Onofrio figurava tra i candidati della stessa lista.
Edoardo Polacco, avvocato noto soprattutto per le battaglie legali condotte durante il periodo delle restrizioni pandemiche, era stato candidato alla Camera nel 2022 con Vita.
Nicola Franzoni proviene invece da altre esperienze dell’area del dissenso e in passato è stato tra gli animatori del Fronte di Liberazione Nazionale e dei Gilet Arancioni.
Non siamo dunque davanti alla comparsa improvvisa di cinque sconosciuti, quanto piuttosto a un nuovo tentativo di aggregazione di personalità provenienti da esperienze che negli ultimi anni hanno cercato, con risultati differenti, di dare una rappresentanza politica all’area della protesta contro il sistema.
La scelta provocatoria del nome
Interessante anche la decisione di chiamarsi semplicemente NOVAX.
Un termine nato e utilizzato prevalentemente in senso polemico o stigmatizzante viene assunto direttamente come identità politica. È un’operazione comunicativa elementare ma riconoscibile: trasformare un’etichetta attribuita dall’esterno in un simbolo rivendicato.
Anche il logo segue questa impostazione. Fondo blu scuro, scritta NOVAX, tricolore e un lupo argentato che ulula. Il simbolo era già stato oggetto, al momento della presentazione del movimento, di una domanda di registrazione come marchio da parte di Cristina D’Onofrio.
E il movimento non sembra voler cercare alleanze a qualsiasi costo.
Nel comunicato di presentazione i fondatori hanno marcato esplicitamente le distanze tanto dalla destra quanto dalla sinistra parlamentare e hanno polemizzato anche con altre figure che cercano di intercettare una parte dell’elettorato antisistema. L’ambizione dichiarata è invece quella di riunire quelle che NOVAX definisce le «forze del Dissenso».
Il precedente del 2022
Naturalmente esiste un precedente che non può essere ignorato.
Alle politiche del 2022 l’area contraria alle politiche sanitarie adottate durante la pandemia arrivò alle urne frammentata in diverse liste. Il Movimento 3V, per esempio, raccolse lo 0,72 per cento. Altre componenti confluirono invece in Vita. Nessuna di quelle esperienze riuscì a trasformare la consistente mobilitazione presente nelle piazze e sui social in una rappresentanza parlamentare.
È probabilmente questo uno dei problemi politici che il nuovo soggetto si troverà nuovamente davanti: trasformare un’area culturale e di protesta, difficile da quantificare e soprattutto molto frammentata, in un’organizzazione elettorale.
Perché presentarsi alle elezioni significa costruire strutture territoriali, trovare candidati, raccogliere firme e organizzare una presenza nazionale.
NOVAX dichiara di voler aprire sedi in tutta Italia e ha fissato una prima importante verifica organizzativa: il 17 ottobre a Roma, in piazza Bocca della Verità, dove è annunciata una manifestazione nazionale durante la quale dovrebbe essere presentato anche il candidato del movimento a sindaco della Capitale.
Dal Covid alla politica
Ma forse è proprio questo l’aspetto politicamente più interessante della nascita di NOVAX.
Sono passati diversi anni dalla stagione del Green Pass, delle sospensioni dal lavoro e delle manifestazioni contro le restrizioni sanitarie. Quella fase storica si è conclusa, ma una parte dell’elettorato che si mobilitò allora non necessariamente è rientrata nei tradizionali contenitori politici.
Il tentativo di NOVAX consiste precisamente nel partire da quella frattura e allargarla.
Non più soltanto vaccini, dunque, ma euro, Unione Europea, NATO, OMS, guerra, sovranità nazionale, immigrazione, politica industriale e ruolo dello Stato nell’economia.
Che questa operazione riesca a costruire una presenza elettorale effettiva è una questione ancora completamente aperta. A settembre 2026 siamo davanti a un movimento in costruzione, non a una forza della quale sia già possibile misurare il radicamento nazionale.
Ma la sua nascita segnala comunque qualcosa.
A cinque anni dalla stagione del Green Pass, il mondo del dissenso prova ancora una volta a passare dalla piazza alla scheda elettorale.
Il primo banco di prova sarà Roma, il 17 ottobre. Poi si vedrà se dietro il lupo che compare nel simbolo esista anche una struttura politica capace di mettere radici sul territorio.


