
Gorizia 1945, i 40 giorni del terrore: a Udine il libro di Mauro Tonino
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Presentato domenica il volume dedicato all’occupazione jugoslava di Gorizia tra il 1° maggio e il 12 giugno 1945. All’incontro Paola Del Din, Medaglia d’Oro al Valor Militare, Luca Urizio e l’avvocato Giovanni Adami. Al centro documenti inediti della Farnesina, arresti, deportazioni e una delle pagine più controverse della storia del confine orientale.
La guerra in Europa volgeva ormai alla conclusione. A Gorizia, però, il 1° maggio 1945 cominciavano quaranta giorni destinati a lasciare una ferita profonda nella storia della città e dell’intero confine orientale.
Proprio a quelle settimane è dedicato “I 40 giorni del terrore. L’occupazione partigiana slavo-comunista di Gorizia e un lapidario per cancellare gli omissis della storia”, il libro di Mauro Tonino presentato domenica 20 settembre all’Hotel Cristallo di Udine in un incontro organizzato dalla sezione di Gorizia della Lega Nazionale.
Accanto all’autore sono intervenuti Paola Del Din, Medaglia d’Oro al Valor Militare e protagonista della Resistenza nelle file della Brigata Osoppo, e Luca Urizio, presidente della sezione goriziana della Lega Nazionale. A moderare l’incontro l’avvocato Giovanni Adami.
Il volume, pubblicato nel 2026 da Signs Books e arricchito dalla prefazione del giornalista e reporter di guerra Fausto Biloslavo, concentra l’attenzione sul periodo compreso tra il 1° maggio e il 12 giugno 1945, quando Gorizia si trovò sotto il controllo delle forze partigiane jugoslave.
Quaranta giorni che rappresentano uno dei passaggi più drammatici e ancora discussi della storia del confine orientale italiano.
I documenti della Farnesina
Uno degli elementi centrali del lavoro di Tonino è il ricorso alla documentazione archivistica, compresi documenti poco conosciuti o inediti provenienti dagli archivi della Farnesina.
Il libro nasce anche dalle ricerche condotte da Luca Urizio, successivamente integrate dall’autore attraverso ulteriori ricognizioni archivistiche.
La ricostruzione non si limita agli avvenimenti di Gorizia, ma inserisce quei quaranta giorni nel più ampio scenario politico e militare che caratterizzò gli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale lungo il confine orientale.
Il volume affronta gli arresti, le deportazioni e le sparizioni avvenuti durante l’occupazione jugoslava, ma anche i rapporti politici tra il Partito Comunista Italiano e la Jugoslavia di Tito e la complessa questione balcanica che si aprì quando la sconfitta della Germania nazista lasciò irrisolto il futuro della Venezia Giulia.
Emergono inoltre i tentativi compiuti nelle ultime fasi della guerra per contrastare l’avanzata jugoslava verso la Venezia Giulia e il ruolo svolto da Alvise Savorgnan di Brazzà, capo di Stato maggiore della Brigata Osoppo, nel sollecitare l’avanzata degli Alleati verso il confine orientale.
Il lavoro di Tonino si propone così di mettere a disposizione del lettore documenti e testimonianze attraverso i quali ricostruire una vicenda che, a più di ottant’anni di distanza, continua a essere oggetto di ricerca e confronto storiografico.
Il lapidario di Gorizia e i nomi degli scomparsi
Un ruolo importante nel libro è riservato anche al lapidario del Parco della Rimembranza di Gorizia, dedicato alle persone deportate e scomparse nelle violenze del 1945 e che ancora oggi non hanno una sepoltura.
È proprio da questo monumento che deriva la seconda parte del titolo del volume, con il riferimento agli “omissis della storia”.
L’obiettivo dichiarato della ricerca è infatti quello di riportare alla luce nomi, vicende e documenti rimasti per lungo tempo scarsamente conosciuti dal grande pubblico.
Il volume aveva già trovato importanti occasioni di presentazione nel corso del 2026: al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, al Senato della Repubblica, al Salone internazionale del Libro di Torino e in altre iniziative dedicate alla storia del confine orientale.
Tonino, scrittore e saggista e componente del comitato esecutivo dell’ANVGD di Udine, da anni dedica una parte della propria attività di ricerca proprio a queste vicende. Nel 2021 aveva pubblicato “Italiani dimenticati. Viaggio nei drammi del Confine Orientale”, dedicato alle foibe, all’esodo e alle complesse vicende del Novecento adriatico.
Paola Del Din, una testimone di 103 anni
Particolarmente significativa, nell’incontro di Udine, la presenza di Paola Del Din, che il 22 agosto scorso ha compiuto 103 anni.
Nome di battaglia “Renata”, Del Din combatté nella Resistenza nelle file della Osoppo e operò in collegamento con gli Alleati. Fu la prima donna italiana a effettuare un lancio di guerra con il paracadute e per la sua attività le venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
La sua presenza assume un significato particolare proprio quando si affrontano le vicende del confine orientale. La Resistenza friulana fu infatti attraversata anche dal drammatico contrasto tra le formazioni osovane e quelle comuniste, culminato nell’eccidio di Porzûs.
Del Din appartiene ormai a quella ristrettissima generazione di protagonisti che non hanno soltanto studiato gli avvenimenti del 1943-1945, ma li hanno vissuti direttamente.

Una storia che continua a interrogare il presente
A più di ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, la storia del confine orientale continua dunque a restituire documenti, testimonianze e interrogativi.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più significativi dell’incontro di Udine: riportare foibe, deportazioni, occupazione jugoslava ed esodo giuliano-dalmata dal solo terreno delle commemorazioni a quello della ricerca storica e delle fonti.
Perché il trascorrere del tempo rende inevitabilmente sempre più rare le testimonianze dirette.
I documenti, invece, rimangono. E talvolta permettono di tornare su pagine della nostra storia che, a ottant’anni di distanza, non hanno ancora finito di essere studiate.


