Udine presenta il conto per gli scontri del corteo Pro Pal: il Comune si costituisce parte civile

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A quasi un anno dalla notte del 14 ottobre 2025, la Giunta De Toni decide di chiedere i danni agli imputati. Negli atti comunali si parla di violenze che sconvolsero la città e ne danneggiarono l’immagine. Quella sera 200-300 manifestanti tentarono di superare i cordoni di polizia: oggetti e petardi contro gli agenti, idranti e circa 150 lacrimogeni per fermarli.

A quasi un anno di distanza, Udine torna alla notte del 14 ottobre 2025.

Non attraverso le immagini degli idranti, dei lacrimogeni e delle barricate che fecero il giro d’Italia, ma attraverso un atto ufficiale del Comune.

Con la deliberazione n. 480 del 22 settembre 2026, pubblicata all’Albo pretorio il 28 settembre, la Giunta comunale ha autorizzato la costituzione di parte civile del Comune di Udine nel procedimento penale nato dagli scontri avvenuti in occasione della manifestazione pro Palestina organizzata nel giorno della partita Italia-Israele.

La decisione è stata presa all’unanimità dalla Giunta De Toni. Il Comune chiederà agli imputati indicati nella richiesta di rinvio a giudizio il risarcimento dei danni collegati ai capi di imputazione richiamati nella delibera. La responsabilità penale delle singole persone, naturalmente, dovrà essere stabilita dal processo.

Ma è la motivazione politica e istituzionale dell’atto a riportare alla memoria ciò che accadde quella sera.

Un corteo pacifico, poi gli scontri

Il Comune stesso distingue nettamente i due momenti. Nella delibera definisce la manifestazione organizzata per il «pacifico scopo di esprimere solidarietà alla causa palestinese», ma subito dopo richiama la gravità delle condotte contestate nel procedimento penale.

È una distinzione importante anche per ricostruire correttamente quella giornata.

Secondo la Questura, al corteo parteciparono circa 8-9 mila persone. Partì da piazza della Repubblica intorno alle 18.30 e raggiunse piazza Primo Maggio verso le 19.45. La grande maggioranza dei partecipanti rimase nell’area della piazza senza provocare incidenti.

Poi la situazione cambiò.

Secondo la ricostruzione ufficiale della Polizia, un gruppo quantificato in circa 200-300 persone tentò di oltrepassare il cordone predisposto dalle forze dell’ordine per dirigersi verso lo stadio Friuli, dove si stava disputando Italia-Israele.

Dopo un primo arretramento, il gruppo tentò nuovamente di forzare lo schieramento. La Questura riferì di un «massiccio lancio di oggetti e artifizi pirotecnici». La risposta delle forze dell’ordine avvenne attraverso gli idranti e il lancio di circa 150 lacrimogeni.

Le cronache di quella sera raccontarono anche di transenne utilizzate contro i mezzi della polizia, barricate improvvisate e lanci di sassi e bottiglie. Alcuni manifestanti avrebbero sollevato transenne per colpire i blindati; altre cronache riferirono anche di pezzi di grondaia divelti e utilizzati durante gli scontri.

Feriti agenti e giornalisti

Il bilancio diffuso il giorno successivo dalla Questura fu significativo.

Quindici persone furono condotte in Questura e due vennero arrestate. Uno degli arrestati era accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, l’altro di resistenza.

Tra le forze dell’ordine risultarono feriti dieci poliziotti e un carabiniere. Furono coinvolti negli incidenti anche due giornalisti.

Fu una serata eccezionale anche per il dispositivo di sicurezza: la Questura dichiarò di avere impiegato complessivamente circa 3.000 uomini nei servizi connessi all’evento tra l’11 e il 15 ottobre, 1.104 dei quali nella sola giornata della partita.

Numeri difficilmente compatibili con l’immagine abituale di Udine.

Ed è esattamente questo uno dei punti che oggi il Comune mette nero su bianco.

«Insicurezza e smarrimento della cittadinanza»

Nella deliberazione non si utilizzano formule particolarmente sfumate.

La Giunta richiama la «gravità delle condotte criminose contestate», affermando che esse avrebbero turbato l’intera collettività, determinando «un senso di insicurezza e smarrimento della cittadinanza, non abituata a tali forme di violenza soprattutto nel corso di cortei di natura pacifica».

Ma c’è di più.

Il Comune sostiene di aver subito sia danni patrimoniali sia danni non patrimoniali, individuando espressamente un danno all’immagine della città, anche in conseguenza del clamore che gli incidenti ebbero sulla stampa locale e nazionale.

È su questa base che Palazzo D’Aronco ha deciso di presentarsi nel procedimento penale e chiedere il risarcimento.

Non si tratta, peraltro, di un’iniziativa improvvisata. Già il 24 novembre 2025 il Consiglio comunale aveva impegnato la Giunta a dare mandato all’Avvocatura affinché predisponesse gli atti necessari alla costituzione di parte civile nei procedimenti eventualmente instaurati per le condotte commesse durante la manifestazione del 14 ottobre.

Adesso saranno i giudici a stabilire le responsabilità

La delibera non rende pubblici i nomi degli imputati e neppure la richiesta di rinvio a giudizio: il documento precisa che quest’ultima rimane conservata agli atti d’ufficio «per motivi di riservatezza». Il Comune si costituisce rispetto ai capi b), c), e), f), h) e i).

Spetterà dunque al procedimento penale accertare chi abbia fatto cosa e quali delle contestazioni formulate dalla Procura siano fondate.

Ma sul piano della cronaca un dato rimane.

Il 14 ottobre 2025 migliaia di persone manifestarono pacificamente per la Palestina nelle strade di Udine. Una parte molto più ridotta del corteo tentò invece di superare i cordoni predisposti dalle forze dell’ordine e da quel momento cominciarono gli scontri che portarono Udine sulle prime pagine dei giornali.

A quasi un anno di distanza, quella notte produce ancora conseguenze.

E questa volta è la stessa amministrazione comunale a sostenere formalmente che la città ne abbia subito un danno.

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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