Borgo Stazione. “Spaccatutto” frantuma il lunotto di un auto e ferisce la conducente

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L’ennesima notte di violenza a Borgo Stazione riporta al centro una domanda che molti cittadini si pongono da tempo: il quartiere è ancora governabile?

Un uomo in evidente stato di alterazione ha mandato in frantumi il lunotto di un’auto parcheggiata in viale Leopardi. I proprietari hanno tentato di fermarlo, è nata una colluttazione, una donna è rimasta ferita ed è stato necessario l’intervento dell’Esercito e dei Carabinieri per riportare la situazione sotto controllo.

I fatti sono questi. E bastano, da soli, a raccontare il clima che si respira in una parte della città che continua a fare i conti con episodi di violenza, degrado e vandalismo.

Eppure, proprio mentre i residenti convivono con questa realtà, Palazzo D’Aronco continua a parlare di “Sicurezza partecipata”, il progetto che avrebbe dovuto coinvolgere i cittadini nelle segnalazioni e contribuire a rendere più sicuri i quartieri.

Ma la domanda, dopo l’ennesimo episodio, nasce spontanea: sicurezza partecipata o paura partecipata?

Perché ciò che oggi sembra davvero condiviso tra i residenti non è la sensazione di vivere in un quartiere più sicuro, bensì quella di assistere, quasi con rassegnazione, a un susseguirsi di episodi che sembrano non avere fine.

I cittadini con cui abbiamo parlato non nascondono la loro amarezza.

«La sera evitiamo di uscire a piedi. Lasciare l’auto parcheggiata è diventato un terno al lotto. Ogni volta che sentiamo delle urla ci chiediamo cosa stia succedendo.»

E ancora:

«Non chiediamo miracoli. Chiediamo semplicemente di poter vivere normalmente nel nostro quartiere.»

C’è poi chi esprime un giudizio molto duro sull’operato dell’amministrazione comunale.

«Ci era stato detto che sarebbero arrivati progetti, controlli e un cambio di passo. Ma noi continuiamo a vedere le stesse scene. L’impressione è che la situazione stia sfuggendo di mano.»

Tra i residenti emerge anche una convinzione sempre più diffusa: Borgo Stazione rischia di diventare un quartiere dal quale le famiglie italiane scelgono di andarsene, esasperate da una qualità della vita che percepiscono in costante peggioramento. È una percezione che merita di essere ascoltata, perché quando un quartiere perde i suoi residenti storici perde anche una parte della propria identità.

L’intervento dell’Esercito e dei Carabinieri, ancora una volta, è stato determinante per evitare conseguenze peggiori. A loro va il riconoscimento per la professionalità dimostrata.

Ma una città non può pensare di affidare il proprio equilibrio soltanto alla capacità delle forze dell’ordine di intervenire dopo che qualcosa è già accaduto. La vera sfida è impedire che questi episodi diventino la normalità.

Per questo l’ennesima notte di paura non può essere archiviata come un semplice fatto di cronaca. È un segnale politico e amministrativo che impone una riflessione seria.

Perché se la “sicurezza partecipata” finisce per tradursi, agli occhi di molti cittadini, in una insicurezza condivisa, significa che è arrivato il momento di cambiare strada. Prima che Borgo Stazione perda definitivamente ciò che ogni quartiere dovrebbe garantire ai propri residenti: la libertà di vivere la propria città senza paura.

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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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