Carburanti, la Germania teme i 3 euro al litro. E in Italia siamo già oltre quota 2

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La notizia arriva dalla Germania e merita molta più attenzione di quanto possa sembrare: con il protrarsi delle tensioni internazionali, i gestori tedeschi delle stazioni di servizio non escludono che il prezzo dei carburanti possa spingersi, nello scenario peggiore, verso la soglia dei 3 euro al litro.

Non siamo ancora a quei livelli, ma il segnale è inequivocabile. In Germania il diesel ha già raggiunto circa 2,4 euro al litro, mentre la benzina viaggia ampiamente sopra i 2 euro. Una dinamica che dovrebbe interessarci direttamente, perché ciò che sta accadendo oltre le Alpi potrebbe anticipare quello che rischia di accadere anche in Italia.

E i numeri italiani cominciano già a essere preoccupanti.

Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale italiana il prezzo medio self service ha raggiunto 2,105 euro al litro per la benzina e 2,214 euro per il gasolio. In autostrada siamo rispettivamente a 2,198 e 2,292 euro al litro.

Per una famiglia che utilizza quotidianamente l’automobile non si tratta di qualche centesimo irrilevante. Su un pieno da 50 litri, un aumento di 20 centesimi significa 10 euro in più ogni volta che ci si ferma al distributore. Se il carburante arrivasse a 3 euro, un pieno da 50 litri costerebbe 150 euro.

Ma sarebbe un errore considerare il problema soltanto dal punto di vista degli automobilisti.

Quando aumenta il gasolio, aumenta il costo di tutto

L’Italia continua a essere un Paese nel quale una quota enorme delle merci viaggia su strada. Se aumenta il costo del gasolio, aumentano i costi dell’autotrasporto; se aumentano i costi dell’autotrasporto, la pressione si trasferisce progressivamente sui prezzi dei prodotti trasportati.

Alimentari, prodotti industriali, materiali da costruzione, distribuzione commerciale: l’energia entra direttamente o indirettamente praticamente in ogni fase della nostra economia.

Per questo il prezzo che vediamo scritto sul tabellone di un distributore non riguarda soltanto chi possiede un’automobile.

È un indicatore anticipatore del costo della vita.

Ed è proprio questo l’aspetto che dovrebbe preoccupare maggiormente.

L’esperienza degli ultimi anni ci ha già insegnato quanto rapidamente uno shock energetico possa trasformarsi in inflazione, comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando contemporaneamente i costi delle imprese.

La Germania è un campanello d’allarme per l’Italia

All’inizio di settembre, secondo i dati europei, la benzina in Germania era già arrivata mediamente a 2,33 euro al litro, con un incremento del 4% in appena una settimana; il diesel era anch’esso a 2,33 euro, con un aumento settimanale del 4,5%.

Ora il diesel tedesco si è ulteriormente avvicinato alla soglia dei 2,5 euro.

In Italia la crescita è stata finora meno violenta, ma questo non significa che siamo immuni dalle stesse pressioni internazionali.

Petrolio, raffinazione, trasporti e mercati energetici non conoscono i confini nazionali. Se la crisi internazionale dovesse aggravarsi e le quotazioni energetiche continuassero a salire, pensare che l’Italia possa rimanerne indefinitamente al riparo sarebbe quantomeno imprudente.

Anzi, abbiamo una vulnerabilità aggiuntiva: la componente fiscale del prezzo dei carburanti.

Accise e IVA continuano a rappresentare una parte molto consistente di ciò che paghiamo alla pompa. E c’è un paradosso evidente: quando aumenta il prezzo industriale del carburante, aumenta automaticamente anche il gettito IVA, perché l’imposta viene applicata percentualmente sul prezzo.

Non aspettiamo di vedere il “3” sui distributori

Il dibattito politico non dovrebbe cominciare quando benzina o gasolio arriveranno eventualmente a 2,50 o addirittura a 3 euro.

Dovrebbe cominciare adesso.

Occorre stabilire preventivamente quale soglia di prezzo debba determinare un intervento automatico dello Stato, utilizzando in primo luogo la leva fiscale per sterilizzare almeno una parte degli aumenti eccezionali.

Non possiamo continuare ad affrontare ogni crisi energetica come se fosse imprevedibile.

La Germania ci sta mostrando quanto rapidamente possa cambiare lo scenario. L’Italia è già oltre i 2,10 euro per la benzina e i 2,20 per il gasolio.

Il problema, quindi, non è chiedersi se oggi siamo già arrivati a 3 euro.

La domanda da porre al Governo è un’altra:

quanto deve ancora aumentare il prezzo dei carburanti prima che venga deciso di intervenire?

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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