
Elezioni in UK. Farage, il padre della Brexit, asfalta laburisti e conservatori
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A dieci anni dalla vittoria del referendum sulla Brexit, Nigel Farage torna al centro della scena politica britannica con un risultato elettorale che molti osservatori definiscono storico. Le elezioni locali svoltesi il 7 maggio 2026 hanno infatti segnato l’ascesa impetuosa di Reform UK, ormai accreditato come nuova grande forza politica del Regno Unito.
Secondo i risultati diffusi durante lo spoglio, il partito guidato da Farage ha conquistato oltre 1.300 consiglieri locali, registrando una crescita impressionante rispetto alla precedente tornata elettorale, quando disponeva di appena poche decine di rappresentanti. Una progressione che fotografa non solo il successo personale di Farage, ma soprattutto la crisi profonda dei due partiti storici britannici.
Crollano Labour e Conservatori
Il Partito Laburista del premier Keir Starmer ha subito una pesante battuta d’arresto. I risultati mostrano una perdita di centinaia di consiglieri locali, segnale evidente del malcontento crescente verso il governo. Molti elettori sembrano aver voluto utilizzare il voto locale per esprimere sfiducia nei confronti dell’esecutivo e della sua gestione economica e migratoria.
Anche il Partito Conservatore vive una crisi senza precedenti. Guidati da Kemi Badenoch, i Tories hanno perso una quota rilevante del loro radicamento territoriale e appaiono sempre più schiacciati tra un Labour in difficoltà ma ancora competitivo e la crescita di Reform UK, che intercetta l’elettorato più critico verso immigrazione, establishment e globalizzazione.
Nel frattempo avanzano anche i Liberal Democrats e i Verdi, confermando una frammentazione sempre più marcata del panorama politico britannico.
La fine del bipartitismo britannico?
Per decenni la politica del Regno Unito è stata dominata da due sole grandi forze: Conservatori e Laburisti. Le elezioni locali del 2026 sembrano però indicare l’inizio di una nuova fase.
L’avanzata simultanea di Reform UK, Liberal Democrats, Verdi e partiti nazionalisti scozzesi e gallesi suggerisce infatti un progressivo indebolimento del tradizionale sistema bipartitico. In Scozia lo SNP continua a mantenere una posizione dominante, mentre in Galles cresce il peso del partito indipendentista Plaid Cymru.
Il Regno Unito appare così sempre più frammentato politicamente e territorialmente.
Brexit: davvero gli inglesi se ne pentono?
Uno degli aspetti più interessanti del voto riguarda il significato simbolico della vittoria di Farage. Per anni molti commentatori europei hanno sostenuto che i britannici fossero ormai “pentiti” della Brexit. Tuttavia il successo elettorale del principale artefice dell’uscita dall’Unione Europea mette in discussione questa narrativa.
Ciò non significa necessariamente che la maggioranza degli elettori britannici consideri la Brexit un successo economico. I sondaggi continuano infatti a mostrare opinioni molto divise, soprattutto sugli effetti economici. Ma il voto del 2026 dimostra che una parte consistente dell’elettorato continua a premiare un messaggio politico fortemente sovranista, identitario e anti-establishment.
Per molti cittadini britannici, la questione centrale non sembra essere il ritorno nell’UE, bensì il controllo delle frontiere, il costo della vita, l’immigrazione e la sfiducia verso le élite politiche tradizionali.
Un segnale anche per l’Europa
Il terremoto politico britannico viene osservato con attenzione anche nel resto d’Europa. Diversi movimenti sovranisti e populisti vedono nel successo di Farage la conferma di una tendenza più ampia: la crescita dei partiti che contestano le classi dirigenti tradizionali e le politiche migratorie degli ultimi anni.
Tuttavia sarebbe semplicistico considerare automaticamente Reform UK come un modello esportabile in altri Paesi. La storia politica britannica, il peso simbolico della Brexit e la figura stessa di Farage rappresentano elementi molto specifici del contesto del Regno Unito.
Una nuova fase politica
Le elezioni locali non equivalgono a elezioni parlamentari nazionali, ma spesso anticipano tendenze profonde dell’opinione pubblica. E il messaggio emerso dal voto del maggio 2026 appare chiaro: milioni di elettori britannici non si riconoscono più nei partiti tradizionali.
Resta ora da capire se Reform UK riuscirà a trasformare questo exploit locale in una vera forza parlamentare capace di incidere sul futuro governo del Paese. Ma una cosa sembra certa: Nigel Farage, dato più volte per politicamente finito, è tornato protagonista della politica britannica.


