Borgo Stazione. Ferito al collo con un coccio di bottiglia. Arrestato marocchino senza fissa dimora

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Ancora un episodio di violenza a Borgo Stazione.

Nella serata di giovedì, davanti a una pizzeria di via Leopardi, un uomo di 41 anni è stato ferito al volto con il collo di una bottiglia rotta. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, l’aggressore, un uomo, di nazionalità marocchina, di 31 anni senza fissa dimora, avrebbe colpito la vittima per poi tentare la fuga. Raggiunto e fermato poco dopo dai militari, è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali aggravate. Le ragioni dell’aggressione restano ancora da chiarire e saranno gli accertamenti delle forze dell’ordine a fare piena luce sulla vicenda.

È l’ennesimo fatto di cronaca che si consuma in quella parte della città che da anni occupa con preoccupante frequenza le pagine dei giornali locali. E, come sempre, al di là delle responsabilità individuali che dovranno essere accertate, resta una considerazione più ampia che riguarda il quartiere nel suo complesso.

Perché ogni nuova aggressione, ogni rissa, ogni intervento delle forze dell’ordine contribuisce a rafforzare una sensazione ormai diffusa tra gli udinesi: quella di un quartiere che ha progressivamente smarrito la propria identità storica.

Chi conosce la storia della città sa bene che l’attuale Borgo Stazione non è sempre stato Borgo Stazione. Per generazioni è stato il Quartiere delle Magnolie, uno dei luoghi più eleganti e prestigiosi di Udine. Via Leopardi era una strada borghese, ordinata, ricca di attività e di vita cittadina. Le ville e i palazzi signorili ne facevano una delle zone più ambite della città.

Non solo. Per chi arrivava a Udine in treno, il Quartiere delle Magnolie rappresentava il primo impatto con la città. Era il suo biglietto da visita. Era il volto che Udine mostrava ai visitatori, ai turisti, ai professionisti e a chiunque scendesse dal convoglio ferroviario.

Oggi, purtroppo, la percezione è ben diversa.

Sarebbe scorretto attribuire a questo singolo episodio significati che vanno oltre i fatti accertati. Ma sarebbe altrettanto miope ignorare ciò che è avvenuto nel corso degli ultimi anni. Il susseguirsi quasi incessante di episodi di violenza, degrado e criminalità ha contribuito a svuotare progressivamente il quartiere della sua tradizionale presenza residente italiana, modificandone profondamente il tessuto sociale e urbano.

Non è accaduto in una notte. È stato un processo lento, quasi impercettibile all’inizio, ma evidente oggi nei suoi risultati. Molte famiglie se ne sono andate, molte attività hanno chiuso o si sono trasferite, molti cittadini hanno semplicemente smesso di frequentare zone che un tempo consideravano parte integrante della loro quotidianità.

L’aggressione avvenuta in via Leopardi è dunque prima di tutto un fatto di cronaca. Ma è anche il promemoria di una trasformazione, di una vera e propria “sostituzione”, che Udine continua a osservare senza riuscire davvero a invertire la rotta.

E forse la domanda che la città dovrebbe porsi non riguarda soltanto chi abbia impugnato una bottiglia quella sera. La domanda è un’altra: come è stato possibile che il Quartiere delle Magnolie, un tempo simbolo della Udine più elegante e accogliente, sia diventato il luogo che oggi gli udinesi identificano quasi esclusivamente con le cronache di violenza?

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Redazione
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Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

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