
Il muro di Berlino è caduto una seconda volta. In Sassonia si va verso un governo “rossobruno”
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Quello avvenuto in Sassonia-Anhalt non è semplicemente un successo elettorale dell’AfD. È qualcosa di molto più profondo: un terremoto che investe il sistema politico tedesco e che potrebbe rappresentare uno dei passaggi più importanti nella storia della Repubblica federale.
I numeri sono impressionanti. Alternative für Deutschland raggiunge il 43,8%, più che raddoppiando il 20,8% ottenuto nel 2021. La CDU precipita invece dal 37,1% al 17,2%, il peggior risultato della sua storia nel Land. Seguono SPD al 9,3%, Verdi all’8,9%, Linke all’8,6% e il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) al 5,3%. La FDP, ferma al 2,6%, rimane fuori dal parlamento regionale. Anche l’affluenza assume un significato politico: sale dal 60,3% del 2021 al 77,8%.
Non siamo dunque davanti a una semplice protesta favorita dall’astensionismo. È accaduto quasi il contrario: una mobilitazione elettorale eccezionale ha accompagnato il rovesciamento dei rapporti di forza.
Il crollo dell’ordine politico tradizionale
Per comprenderne la portata bisogna guardare oltre Magdeburgo.
La Germania occidentale del secondo dopoguerra costruì la propria stabilità politica intorno a un sistema nel quale CDU-CSU e SPD rappresentavano i due grandi pilastri della Repubblica federale, affiancati prima dalla FDP e successivamente dai Verdi. Dopo la riunificazione, anche la sinistra postcomunista trovò progressivamente una propria collocazione nel sistema.
Per decenni le maggioranze sono cambiate, ma il perimetro fondamentale è rimasto sostanzialmente riconoscibile.
Il voto della Sassonia-Anhalt mette in discussione proprio questo schema.
La CDU, partito che nel 2021 raccoglieva più di un elettore su tre, viene più che dimezzata. La SPD, il più antico grande partito della Germania, rimane sotto il 10%. La FDP scompare dal Landtag.
L’AfD, invece, arriva da sola al 43,8%.
Non è più possibile descrivere un risultato di queste dimensioni semplicemente attraverso la categoria del “voto di protesta”. Quando una forza politica raccoglie quasi un voto su due e conquista 39 degli 83 seggi del parlamento regionale, ci troviamo davanti alla formazione di un nuovo blocco politico e sociale.
Il paradosso dei 39 seggi
Ed è proprio la composizione del nuovo Landtag a rendere la situazione esplosiva.
AfD dispone di 39 seggi.
Ma, sommando CDU, SPD, Verdi e Linke, si arriva esattamente allo stesso numero: 39 seggi.
In mezzo ci sono i cinque deputati del BSW.
Il piccolo partito fondato da Sahra Wagenknecht si ritrova così, con appena il 5,3%, potenzialmente arbitro della legislatura.
CDU, SPD, Verdi e Linke hanno escluso una collaborazione con AfD. Il BSW, invece, ha assunto una posizione differente. Il suo candidato Thomas Schulze ha dichiarato la disponibilità a parlare anche con AfD, riconoscendo l’esistenza di convergenze soprattutto sulla Russia, sulle sanzioni e sul costo dell’energia. Claudia Wittig ha affermato che, dopo un risultato elettorale di queste dimensioni, sarebbe antidemocratico escludere completamente AfD dalla partecipazione al governo, pur precisando di non voler votare Ulrich Siegmund come ministro-presidente.
Non significa che nascerà necessariamente un governo AfD-BSW.
Significa però che per la prima volta diventa politicamente concepibile ciò che fino a pochissimo tempo fa appariva inconcepibile: l’incontro tra il sovranismo di destra e il sovranismo di sinistra.
AfD e BSW: due strade diverse verso la stessa frattura
AfD e BSW provengono da storie politiche profondamente differenti.
L’AfD nasce a destra e ha progressivamente assunto posizioni radicali soprattutto sull’immigrazione, sull’identità nazionale e sul rapporto con le istituzioni europee.
Il BSW proviene invece dalla tradizione della sinistra tedesca. Sahra Wagenknecht è stata per anni una delle personalità più importanti della Linke e conserva posizioni economiche e sociali riconducibili alla tradizione della sinistra.
Eppure, partendo da estremi apparentemente opposti, le due forze si incontrano su alcuni nodi decisivi.
Critica delle sanzioni alla Russia. Contrarietà alla politica europea seguita sulla guerra in Ucraina. Richiesta di energia a costi inferiori per proteggere l’industria tedesca. Critica delle élite politiche tradizionali e di alcune scelte dell’Unione europea. Recupero della sovranità nazionale nelle decisioni considerate strategiche.
Naturalmente le differenze restano enormi, dall’economia all’immigrazione fino alla concezione stessa dello Stato sociale.
Ma proprio per questo l’eventuale convergenza sarebbe politicamente dirompente.
Il punto di incontro non sarebbe più la tradizionale distinzione fra destra e sinistra, ma una nuova frattura: sovranità contro integrazione, periferia contro centro, protesta contro establishment, interesse nazionale contro alcuni vincoli sovranazionali.
Una combinazione dalla carica esplosiva
È qui che il risultato della Sassonia-Anhalt assume una dimensione europea.
Un’alleanza — o anche soltanto una collaborazione parlamentare stabile — tra i “sovranisti di destra” dell’AfD e i “sovranisti di sinistra” del BSW avrebbe una carica politica esplosiva.
Perché romperebbe contemporaneamente due argini.
Il primo è la Brandmauer, il “muro tagliafuoco” costruito dai partiti tedeschi intorno all’AfD.
Il secondo è forse ancora più importante: la separazione storica fra le contestazioni provenienti dalla destra e quelle provenienti dalla sinistra.
Finché queste due proteste rimangono separate, il sistema tradizionale può tentare di contenerle. Se invece cominciassero a convergere su alcuni grandi temi — guerra, energia, immigrazione, industria, sovranità nazionale, rapporti con Bruxelles — il quadro politico cambierebbe radicalmente.
E la Sassonia-Anhalt potrebbe trasformarsi in un laboratorio.
Non necessariamente attraverso una coalizione organica. Potrebbe essere una collaborazione esterna, un governo di minoranza, un accordo sulla scelta del ministro-presidente oppure maggioranze variabili sui singoli provvedimenti. La stessa aritmetica del nuovo Landtag rende possibili scenari fino a ieri difficilmente immaginabili.
Dalla Germania all’Europa
La questione, infatti, non riguarda soltanto un Land orientale di poco più di due milioni di abitanti.
Riguarda la Germania.
E ciò che accade in Germania, prima o poi, riguarda inevitabilmente l’Europa.
La Repubblica federale è stata per decenni uno dei principali pilastri dell’architettura politica europea. CDU-CSU, SPD, liberali e Verdi, pur con differenze anche profonde, hanno condiviso alcuni elementi fondamentali: appartenenza occidentale, costruzione europea, economia sociale di mercato e, con diverse accentuazioni, progressiva integrazione dell’Unione.
L’emergere contemporaneo di AfD e BSW introduce invece una frattura trasversale.
La vera novità politica potrebbe essere proprio questa.
Destra e sinistra non scompaiono, ma potrebbero non essere più l’unico asse intorno al quale si organizza il sistema politico.
Se una parte consistente della destra popolare e una parte della tradizione sociale della sinistra cominciassero a riconoscersi, pur partendo da presupposti diversi, nella difesa della sovranità nazionale e nella contestazione dell’attuale indirizzo europeo, potrebbe nascere uno spazio politico completamente nuovo.
Ed è precisamente questa possibilità a rendere il voto della Sassonia-Anhalt molto più importante delle dimensioni del Land.
La rivoluzione è appena cominciata?
Non sappiamo ancora quale governo nascerà a Magdeburgo.
Sappiamo però che qualcosa è già accaduto.
L’AfD ha ottenuto il 43,8% e 39 deputati. Tutti gli altri partiti tradizionali messi insieme — CDU, SPD, Verdi e Linke — dispongono anch’essi di 39 seggi. I cinque parlamentari del BSW si trovano esattamente nel mezzo.
È un’immagine quasi perfetta della crisi del vecchio sistema.
Da una parte le forze che, con storie differenti, hanno occupato lo spazio politico della Germania del dopoguerra. Dall’altra una forza che quel sistema contesta radicalmente. Nel mezzo un partito nato dalla sinistra che contesta a sua volta molti dei paradigmi politici degli ultimi decenni.
Per questo la Sassonia-Anhalt potrebbe essere ricordata non semplicemente come il Land nel quale l’AfD ha ottenuto il suo risultato più clamoroso.
Potrebbe essere ricordata come il luogo nel quale ha cominciato a incrinarsi il sistema politico nato dalle ceneri del secondo dopoguerra.
E se dall’incontro fra sovranismo di destra e sovranismo di sinistra dovesse nascere, in Germania, una nuova formula politica, le conseguenze andrebbero ben oltre Magdeburgo e Berlino.
Potrebbero arrivare fino a Bruxelles.


