Sara Comand già fuori dal carcere. Per il giudice “non voleva uccidere”

Condividi su:

La vicenda di Sara Comand e Cristian Dulcinati pone un interrogativo che va ben oltre il singolo episodio di cronaca.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Sara Comand ha colpito l’ex compagno Cristian Dulcinati con tre fendenti, utilizzando una lama di circa 20 centimetri. Un coltello di queste dimensioni non è un oggetto qualsiasi: è un’arma che può provocare conseguenze gravissime, come dimostra il fatto che la vittima sia stata trasportata d’urgenza in ospedale.

Successivamente, il GIP, nella fase cautelare, ha ritenuto che allo stato degli atti non vi fossero elementi sufficienti per affermare la volontà di uccidere, disponendo gli arresti domiciliari. Si tratta di una valutazione provvisoria, destinata a essere verificata nel corso del processo.

Ma c’è un’altra riflessione che merita attenzione.

Immaginiamo, per un momento, che i ruoli fossero stati invertiti. Immaginiamo che fosse stato un uomo ad accoltellare tre volte la propria ex compagna con una lama di venti centimetri.

Quale sarebbe stata la reazione dei media? È difficile pensare che si sarebbe parlato con la stessa cautela. Con ogni probabilità avremmo assistito a una fortissima esposizione mediatica, a titoli durissimi, a trasmissioni televisive dedicate, a un’immediata identificazione del fatto come l’ennesimo episodio di violenza maschile contro le donne. L’autore sarebbe stato sottoposto a una vera e propria gogna mediatica e molti si domandano se avrebbe ottenuto, almeno in questa fase, la stessa misura cautelare.

Naturalmente ogni procedimento deve essere deciso sulla base delle prove e delle norme, non delle emozioni. Ma proprio per questo il principio dovrebbe essere identico per tutti.

La violenza non cambia natura a seconda del sesso di chi impugna il coltello. Tre coltellate restano tre coltellate. Una lama di venti centimetri resta una lama di venti centimetri. E una vittima merita la stessa attenzione, indipendentemente dal fatto che sia un uomo o una donna.

Se vogliamo una società davvero fondata sull’uguaglianza, dobbiamo pretendere lo stesso equilibrio sia nelle aule di giustizia sia nel racconto mediatico. I diritti e la dignità delle vittime non possono dipendere dal genere di chi aggredisce o di chi viene aggredito.

Condividi questa pagina su:
Redazione
Redazione

Nato da un'intuizione del dott. Stefano Salmè, il Giornale del Friuli si pone la missione di valorizzare la storia bimillenaria del Friuli e, nel contempo, raccontare la contemporaneità con un'informazione libera e controcorrente. Stefano Salmè è iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2002 e si è laureato con lode in Storia, all'Università di Trieste, con una tesi sul Risorgimento friulano.

Articoli: 369